Campagna elettorale, nuova fase: il messaggio di Veltroni ricorda quello di Berlusconi nel 1994: cambiare si può, noi cambieremo l'Italia. Quello di Berlusconi, invece, ricorda molto il messaggio che abbiamo ascoltato da Prodi negli ultimi due anni: la situazione è difficile, occorre anche fare dei sacrifici, noi siamo gente seria e non promettiamo la luna.
Qualcuno, maliziosamente, suggerisce che Veltroni può permettersi di farci sognare perché sa di non poter vincere, mentre Berlusconi, proprio perché sa di vincere, non può permettersi di farci sognare.
Ma è tutto qui il gioco? Ho l'impressione di no. Prendiamo il caso Alitalia. Nel 2004, il centro-destra pilotò l'ennesimo salvataggio della compagnia di bandiera. Credo che chiunque, oggi, si renda conto che quello fu un errore, forse dovuto alle pressioni di Alleanza nazionale. Eppure nei giorni scorsi Berlusconi, anziché fare autocritica sul passato, ha riproposto confusamente la questione dell'italianità della compagnia, salvo poi far rettificare le sue avventate dichiarazioni (erano «solo una battuta»).
A una domanda sull'articolo 18 il candidato premier (Berlusconi) risponde che si dovrebbe «cambiare tutto lo Statuto con regole nuove e più moderne». A sua volta il candidato ministro dell'Economia (Tremonti) dichiara che lascia volentieri a Veltroni la patata bollente dell'articolo 18, e spiega: «difendo la logica del posto fisso. La nostra tradizione è questa. Non accetto un mondo dove la precarietà è segno di modernità».
Ma l'aspetto che più mi lascia perplesso dell'evoluzione di Berlusconi è la sua ricostruzione dei fatti di questi anni. Perché se a un certo punto - finalmente! - ci si decide a dire la verità, allora bisogna dirla fino in fondo. Ho sentito con le mie orecchie Berlusconi dire in Tv che aveva realizzato l'85% del programma, e che il 15% mancante era colpa degli alleati. Ma questo è falso. Infatti è stato realizzato al 50% o al 60%, e in più, resta il fatto che le due principali promesse - abbattere la pressione fiscale e ridurre il numero dei delitti - sono state clamorosamente mancate.
E' vero, nel quinquennio berlusconiano (2001-2006) gli italiani hanno pagato meno tasse che nel quinquennio precedente (1996-2001), ma alla fine del suo mandato Berlusconi ha lasciato la pressione fiscale al livello al quale l'aveva ereditata dal centro-sinistra. Quanto ai delitti, nel quinquennio berlusconiano sono aumentati ininterrottamente, e nel 2006-2007 hanno fatto un ulteriore balzo in avanti grazie all'indulto: un provvedimento fortissimamente voluto dalla sinistra, ma anche dal partito di Berlusconi.
Possibile che su questi fallimenti Berlusconi non abbia nulla da rimproverarsi? Ora che il centro-destra si appresta (forse) a tornare alla guida del paese, ci piacerebbe che la sua voglia di verità fosse meno strabica. Altrimenti questo mostrarsi preoccupati per le scelte e i sacrifici che ci attendono, rischia di rivelarsi per quello che forse è: solo un messaggio in codice, un modo indiretto per dirci che Prodi ha governato male e lascia un'eredità difficile da gestire.
un articolo di LUCA RICOLFI suggerito da Francesco Facello. Per leggerlo inero cliccate su: LA STAMPA.it


1 commento:
Dicesi antinomia una "situazione di conflitto in cui vengono a trovarsi due proposizioni contradditorie". Le proposizioni "Berlusconi" e "verità" sono un'antinomia.
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