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venerdì 14 marzo 2008

Copertura economica dei programmi



Caro Enzo Turco, viste le tue competenze economiche ti chiederei di inviare all'indirizzo e-mail del blog, un tuo commento a questo scritto ricevuto da Flavia84. Grazie!

"Nella stesura dei programmi elettorali, i nuovi “contenitori” che si disputano il potere, dalle sigle così simili, PD e PDL, sfoderano ‘promesse’ di circa 80 miliardi di euro.

Nel caso della destra la cifra deriva principalmente dall’abolizione dell’Irap (25 mld), dall’Iva per cassa (20 mld una tantum), detassazione straordinari e tredicesime (10 mld) , introduzione quoziente familiare (9 mld), riduzione Iva su turismo (9 mld), bonus locazioni (3 mld), abolizione ICI (2 mld).

Questa somma, già stratosferica, potrebbe tranquillamente raddoppiare considerando i costi connessi: libri gratis ai poveri, bonus bebè, aumento pensioni basse, crediti d’imposta vari, nuove risorse alla giustizia, nuovi Cpt, fondi garanzia per i mutui e chi più ne ha, più ne metta.

Nel caso del Partito Democratico, tradizionalmente meno avvezzo alle discipline contabili, riusciamo – grosso modo - a quantificare le maggiori detrazioni per i lavoratori dipendenti (3,5 mld), un punto in meno di Irpef (7 mld), salario minimo a 1000 euro per i precari (6 mld) , flat tax sui fitti (2 mld), dote fiscale figli (1,2 mld), crediti imposta donne lavoratrici e detassazione salario aziendale (3 mld). Come si arriva a 80? Ci si arriva – grosso modo - assegnando un valore medio a tutte le decine di incentivazioni, agevolazioni, riduzioni, maggiorazioni comprese nel programma.

Per coprire i costi, bisogna dunque ricorrere a minori uscite o maggiori entrate. E qui il mago Veltrusconi si cimenta in uno dei suoi numeri: entrambi i partiti propongono la riduzione della spesa pubblica (un punto la destra e mezzo punto il PD) e, guarda caso, entrambi propongono di valorizzare e cedere il patrimonio pubblico disponibile, cioè, principalmente le case Iacp e comunali. Tutto il resto deriverà dalla lotta all’evasione e da un punto di crescita del PIL.

A voler essere buoni, possiamo anche dare atto a Veltrusconi di aver indicato la copertura per meno di un terzo dei costi del programma.
Ma vediamole meglio queste coperture. La destra si affida soprattutto al piano casa di Brunetta. Ci sono due milioni di alloggi. Si vendono agli inquilini trasformando l’affitto in rate di mutuo. I crediti vantati nei confronti degli inquilini diventati proprietari, si ‘cartolarizzano’, cioè si cedono e si incassano. L’operazione, che consiste nel trasformare in ‘proprietari’ 2 milioni di inquilini, nel suo complesso, sembra una buona cosa, senz’altro da farsi, tanto che anche il PD punta su una cosa simile. E’ però tutto da dimostrare che, in termini di gettito e in termini di ‘tempistica’, da essa possa derivare una significativa fonte di copertura.

Nel 2006, la destra vantava il fatto che oltre l’80% degli italiani possedesse una casa, e additava tale circostanza come indicatore di benessere diffuso. Dopo due anni scopriamo che gli italiani hanno ‘fame’ di case, due milioni di alloggi che, voilà, ci si contenderà all’arma bianca.

Bisogna anche dire che questo rigurgito di “fanfanismo” (da Fanfani, l’autore di un massiccio piano casa degli anni del centrosinistra di oltre 40 anni fa) non è scevro da controindicazioni, effetti negativi che tutti trascurano.Primo fra tutti l’effetto negativo sulla mobilità sociale. Il proprietario è meno propenso dell’inquilino a cambiare città se gli offrono un lavoro migliore. E siccome oggi, troppo spesso, il proprietario ospita anche un figlio ultratrentenne, si capisce la limitazione che deriva al “sistema Paese” nel suo complesso.

Il capitolo relativo alla riduzione della spesa pubblica, l’altra componente fondamentale della ‘copertura’ assume caratteri tragicomici. Comici, perché la promessa, da una parte, viene da coloro che in cinque anni di governo sono stati capaci di dilapidare l’avanzo primario facendo crescere la spesa pubblica di 2,5 punti di PIL; dall’altra viene da una formazione le cui ibride componenti hanno – da sempre – fatto della spesa pubblica il più efficace sistema di reclutamento del consenso. Tragici, perché non vi è uno straccio di indicazione concreta fatta eccezione per quei pochi milioni (35) derivanti dall’abolizione delle province."

1 commento:

Anonimo ha detto...

sulla "copertura economica dei programmi" si potrebbero scrivere centinaia di articoli e libri senza tuttavia giungere a conclusioni definite, trasparenti ed univoche.Quindi preferisco in merito effettuare alcune specifiche considerazioni:
a) quanto letto contiene alcune verità insieme a molte altre valutazioni soggettive gratuite e fuori dalla realtà;tra cui ad esempio quella relativa al "salario minimo dei precari" considerato impropriamente un costo diretto e quella di tipo generale che parla del PD come una "formazione le cui ibride componenti hanno .... " dimostrando di non aver compreso nulla circa la fine dichiarata del bipolarismo e la nuova realtà di un partito coeso e maggioritario che propone e si gioca la "faccia" su un proprio programma libero da qualsiasi condizionamento esterno.
b)entrando nel merito del programma del PD,premesso che è fondamentale per la sua realizzabilità la sottoscrizione di un " patto per lo sviluppo del paese" coinvolgente tutte le forze economiche produttive (sindacati ,imprese, etc.)si può affermare che :
1) il costo a regime, come calcolato da vari esperti economici e pubblicato in tanti articoli dei principali quotidiani , risulta pari a circa 30 miliardi euro. Pertanto nel 2011, sommando a tale costo quello derivato dall'impegno preso a livello europeo di azzeramento del deficit, dovranno essere disponibili risorse specifiche ,aggiuntive totali pari a circa 60 miliardi euro.
2) il reperimento di tali risorse si ritiene possibile con le seguenti azioni:
- lotta all'evasione fiscale con recuperi strutturali di circa 10-15 miliardi euro;
- riduzione del debito pubblico sotto il 90% PIL con relativa riduzione degli interessi di circa 10 miliardi euro anno;
- riduzione della spesa corrente primaria per un importo a regime di circa 30-35 miliardi euro.
In conclusione la copertura esiste ma richiede un forte intervento sulla spesa pubblica su cui fino ad oggi non si è riusciti ancora ad incidere significativamente.
Per essere ancora più chiari e trasparenti questo significa mettere in cantiere un obiettivo molto ambizioso quale la " RIFORMA della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE";
per ottenere i risparmi previsti non basterà infatti prevedere una maggiore razionalizzazione e qualità della spesa ma occorrerà intervenire a fondo su struttura ed organizzazione del lavoro introducendo anche criteri importanti di merito e valutazione del personale.