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sabato 29 marzo 2008

Etica dei principi

Riccarda Guacchione ci scrive...

>>MAX WEBER>

Vorrei che tutti noi impegnati in campagna elettorale, oltre che rivolgerci agli indecisi, provassimo a conquistare qualche voto a sinistra, ragionando con gli amici orientati a votare sinistra arcobaleno. Non nei termini sbrigativi del “voto utile”, ma con una riflessione un po’ più ampia.

Per esempio, quella che fa Max Weber distinguendo tra etica dei principi ed etica della responsabilità.



  • La prima fa riferimento a principi assoluti, difesi a prescindere dalle conseguenze che comportano, ed è quella che guida il religioso integralista o il rivoluzionario duro e puro.
  • La seconda invece opera tenendo sempre presenti le conseguenze ed è guardando ad esse che decide, anche con sofferenza. L’etica dei principi è in definitiva un’etica apolitica, mentre l’etica della responsabilità è strettamente connessa alle scelte politiche.

Facciamo un esempio concreto: tempo addietro l’ex ministro della guerra (pardon! della difesa) del governo Berlusconi, Martino, ha dichiarato che se tornerà al governo, opererà un rovesciamento dell’attuale politica estera: via dal Libano e di nuovo in Iraq. Pochi giorni fa su Repubblica, Petreus, comandante delle forze USA in Iraq, si dichiarava molto favorevole ad un ritorno degli italiani. Non è improbabile che ciò succeda, se vincerà Berlusconi.

Quindi votare tra due settimane guardando solo ai propri principi, facendo mancare il sostegno all’unico partito che può contrastare la vittoria della destra e che certo non nutre tali velleità, comporta, tra le altre, anche questa conseguenza. Poi ci si metterà a posto la coscienza facendo tante belle manifestazioni contro la guerra.

Ecco, io penso che qualche ragionamento in tale senso si può fare con gli indecisi, non tra noi e il PdL, ovviamente, ma tra noi e la sinistra arcobaleno. E si possono trovare altri argomenti, a esemplificazione della distinzione weberiana. Proviamoci.

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Riccarda Guacchione (coordinamento circolo)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Se per questo, Hegel è ancora più efficace di Weber: "in mezzo alla pressione di grandi eventi, un principio generale non è di nessun aiuto". Ma io invece propongo un libro di Ernst Friedrich, un pacifista senza "se" e senza "ma", che si intitola "Guerra alla guerra": se mi vengono pruriti o dubbi ogni tanto gli dò un'occhiata e mi chiarisco subito le idee, è come l'aspirina che ti fa passare ogni scrupolo di coscienza e ti fa vedere la realtà delle cose dietro le giustificazioni pragmatiche, quelle circonvenzioni che i governanti chiamano "realpolitik", e convincono la gente a dire che è necessario, che è giusto, che sì, la causa è santa. La realtà delle cose è che la guerra è ORRORE; che si è pacifisti o NON LO SI E'; che un partito risultato della fusione tra CRISTIANI ed eredi di una GRANDE TRADIZIONE PACIFISTA è ben strano partecipi, sia pure sotto metafora ("costruttori di pace"), anche solo al mantenimento dello statu quo per conto di un Paese aggressore, in qualsiasi luogo della Terra. Quanto all'etica (dei princìpi), e quindi alla sua relatività secondo Weber, mi pare appropriato citare Mark Twain: "non è saggio usare l'etica nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine la domenica". Cordialmente

Anonimo ha detto...

L'etica dei principi, Hegel, Weber, penso di averli studiati ...
Pacifismo già, quante belle parole, quante alte discussioni.
Cara Riccarda e caro Anonimo, leggo sempre con interesse i post e i commenti, ma purtroppo la verità è che non si convincono masse di persone a votare in un determinato modo per appartenenza ad una classe sociale, piuttosto che in relazione ad un "ideale" fondamentale come la PACE nel mondo.
Oggi siamo tutti SOLI, fatichiamo a confrontarci, vogliamo certezze e concretezza.
Oggi a me non interessa neanche sapere che fine farà il mio vicino di casa, vorrei soltanto svegliarmi una mattina senza pensare: SPERIAMO CHE ME LA CAVO.
La guerra è dentro di noi, la GUERRA è la PAURA di non poter sperare.

Anonimo ha detto...

Cari anonimi e cara Paola, ho letto il vostro commento.
Sono colpito. Un po' per la bellezza, poi per l'incertezza.
Vi racconto la mia esperienza: durante il volantinaggio - telecamera alla mano - fermiamo la gente e chiediamo loro per chi votano. Ci dicono: da una parte o dall'altra, ok.
Poi chiediamo PERCHE'?, e a questa domanda sprofondano tutti nell'ignoranza o nel pregiudizio. E' sistematico.
L'unica mia certezza, rispetto a voi, risiede nel fare un'informazione corretta, precisa, senza scrupoli. E per questo invito tutti a scrivere ancora e ancora, a raccontare, a dire qual'è la vostra realtà filosofica e di vita. INFORMATEVI E INFORMATECI!
Poi scegliete secondo coscienza a quale strada vi porterà l'urna: pesate bene ai precedenti di ciascun partito e tirate le somme. La recente storia politica insegna molto più di qualunque altra cosa, io la conosco e la mia scelta l'ho fatta!

FABIO FICHI

Anonimo ha detto...

Weber è il cavillo legale, cercato e trovato nel codice, per fare causa a qualcuno che ci sta sulle balle. Andiamo alla radice del problema: c'è una strana mania che gira nella storia dell'ultimo secolo: quella di restituire la libertà a cannonate.

Anonimo ha detto...

sono contro tutti gli integralismi che ritengo un fattore devastante di inquinamento della ragione e causa di sventure per la condizione umana;non voglio però invischiarmi in una discussione general-teorica su principi ed etica ma piuttosto fare alcune elementari considerazioni su che cosa significhi oggi essere di "sinistra" in questo paese.
Mi sembra che almeno da metà degli anni ottanta sia mancata una capacità di governo adeguata a risolvere i problemi che in tuttti i settori si sono andati accumulando;viceversa nello stesso periodo abbiamo assistito ad un aumento senza limiti dei costi della "politica" insieme ad un "chiacchericcio" inconcludente sui temi in campo. Di pari passo si è sviluppata una profonda crisi del nostro sistema democratico con manifestazioni frequenti ed importanti di rigetto che insieme ai politici,colpevoli di non essere capaci a ricercare e trovare soluzioni ai problemi cronicizzati, rischia di coinvolgere le stesse istituzioni democratiche a base della nostra repubblica.
A mio parere pertanto oggi " essere di sinistra" in Italia vuol dire avere la capacità, determinazione ed autorevolezza necessarie per realizzare le riforme, rinnovare il paese,liberarlo dalle corporazioni e dai vincoli che ne impediscono lo sviluppo economico e sociale.
Volendo esemplificare è di "sinistra" oggi in un sistema mondiale globalizzato:
-chi ritiene giusto un recupero salariale legato anche a criteri di produttività o chi auspica un ritorno alla "scala mobile" dei salari eterodiretta da aumenti esterni,incontrollabili di prodotti energetici e materie prime;
-chi pretende un sistema efficiente di "welfare" che tuteli e garantisca i lavoratori anche in situazioni di difficoltà o chi si oppone "senza se e senza ma" a qualsiasi forma di flessibilità;
-chi,in un quadro internazionale sotto la guida delle N.U. ,vuole assumere responsabilità anche onerose e rischiose per circoscrivere e ridurre le tensioni o chi pregiudizialmente si rinchiude in un pacifismo di principio,rinunciando ad un ruolo responsabile,attivo in aiuto di altri popoli.
Si potrebbe continuare con molti altri esempi concreti con la conclusione comunque,a mio parere, che oggi la sinistra riformista in Italia rappresenta l'unica forza vera di rinnovamento in grado di assumere responsabilità di governo, avviare subito una profonda trasformazione del paese avendo contemporaneamente sempre presente l'esigenza di raggiungere una maggiore giustizia sociale, privilegiare le classi più bisognose, soddisfare al meglio i bisogni primari di lavoro,salute e casa.

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Anonimo ha detto...

"Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale" (Alcide De Gasperi).