Sono nato il 7 ottobre 1949 ad Avigliana - una cittadina nei pressi di Torino, all’imbocco della Val di Susa - che fu in tempi lontanissimi capitale del regno celtico dei Cozii e in tempi più vicini città sabauda, con un momento di fioritura sotto Amedeo VII e Amedeo VIII di Savoia. Poco dopo la mia nascita, la mia famiglia si trasferisce a Torino, dove sono cresciuto, ho studiato, prima allievo dei gesuiti, poi frequentando all’Università i corsi di Norberto Bobbio, Leopoldo Elia e Claudio Napoleoni. Inizio a fare politica, in “Nuova Resistenza” un’associazione giovanile nata sull’onda dei moti democratici del luglio ’60. Una scelta quasi naturale in famiglia: mio nonno materno fu tra i fondatori del Psi, mio padre è stato uno dei capi della Resistenza in Piemonte e poi anch’egli esponente socialista. Non era così scontato, perciò, che nell’ottobre del ’68 scegliessi di iscrivermi al Pci, dopo aver partecipato alla nascita del Movimento studentesco e al suo tumultuoso esplodere. A Torino conduco la mia esperienza politica per vent’anni, con incarichi politici e nelle istituzioni locali, in una città caratterizzata da forti flussi migratori, da impetuosa espansione produttiva, da crescita demografica e sociale, dall’irrompere sulla scena di una giovane classe operaia nuova linfa per sindacati e partiti della sinistra. Una città segnata anche da conflitti sociali aspri, nei quali cercò di inserirsi il terrorismo contro il quale – insieme a tanti altri – impegnai le mie energie. Mi sono così formato a contatto quotidiano con il mondo della produzione e del lavoro, l’universo Fiat e quel movimento operaio che ha dato un’impronta forte alla mia identità politica e a cui ho dedicato la mia laurea in scienze politiche con una tesi sui “35 giorni dell’ottobre ‘80”. Nell’87 mi trasferisco a Roma, chiamato da Achille Occhetto a guidare l’organizzazione del Pci nel cruciale passaggio di fondazione del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Anni nei quali conosco da vicino, e in tutta Italia, la vita di un partito, la formazione delle sue classi dirigenti, il suo rapporto quotidiano con la società. Un’esperienza che mi sarà preziosa quando, anni dopo, sarò eletto Segretario nazionale dei DS. Dal ’91 mi dedico alla politica estera, guidando l’ingresso del Pds nell’Internazionale Socialista e nel Pse e occupandomi di integrazione europea, di Balcani, di Medio Oriente, di America Latina. E di politica estera ho continuato ad occuparmi in Parlamento, dal ’94 ad oggi, come membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, del Consiglio d’Europa e dell’Assemblea parlamentare Nato. Un’esperienza che mi ha portato nel ’96 a entrare nel Governo Prodi come Sottosegretario agli Esteri e nel ’98 nel Governo D’Alema come Ministro del Commercio estero. Nel 2001 su proposta di Giuliano Amato assumo l’incarico di Ministro della Giustizia nel suo governo. I temi della giustizia diventano così – accanto alle questioni economiche-sociali e alla politica estera – il terzo profilo della mia esperienza politica. Nel 2001, all’indomani della vittoria elettorale di Berlusconi, mi candido a Segretario nazionale dei Democratici di Sinistra, incarico a cui son eletto nel Congresso di Pesaro. Mi dedico così a ricostruire l’Ulivo e a creare le condizioni perché il centrosinistra torni a governare l’Italia con Romano Prodi. Un obiettivo ottenuto, prima con le vittorie elettorali nelle elezioni regionali, amministrative ed europee del 2002-2005, e poi con il successo alle elezioni politiche del 2006. In questi ultimi due anni, infine, il mio impegno si è concentrato sull’affascinante progetto di unire le diverse forze politiche riformiste in un unico grande Partito Democratico, che ha visto la luce il 14 ottobre 2007 con le elezioni primarie a cui hanno partecipato oltre tre milioni e mezzo di cittadini. Dal novembre scorso, inoltre, sono Inviato speciale dell'Unione Europea per la Birmania, un incarico che mi onora e in cui l’esperienza accumulata può essere spesa in un nuovo impegno per la pace e per la promozione dei diritti umani. Insomma: vivo la politica con grande passione, spendendo ogni mia energia per un’Italia più giusta, più moderna, più competitiva, dove tutti sentano di avere più diritti, più opportunità e più libertà. Ma la politica non esaudisce la mia vita. Amo il calcio e la mia squadra del cuore è la Juventus, dove ho anche giocato da ragazzo. Amo il cinema, a cui mi sono appassionato in gioventù con i film di Visconti, Fellini, Rossellini, Rosi e del nouveau cinema di Truffaut, Godard, Resnais. Amo la musica, tutta, con una particolare predilezione per Mozart, Ravel, Bizet e i grandi musical di Broadway. E amo leggere: Calvino, Cassola, Bassani, Pavese, Fenoglio, Vittorini sono stati gli autori della mia gioventù. E in questi anni più maturi Eco, Magris, Camilleri, Mazzantini, Ammanniti. Amo la letteratura americana di Faulkner, Fitzgerald e Steinbeck. Così come amo Amos Oz, David Grossman, Abraham Yehshoua , Meir Shalev che rappresentano quell’universo ebraico con cui fin dai tempi torinesi ho stabilito solidi legami. E, infine, a dispetto del mio aspetto fisico, mi piace mangiare bene e bere bene, anche grazie alla lunga amicizia che da anni mi lega a Carlin Petrini.
mercoledì 26 marzo 2008
Piero Fassino
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8 commenti:
Ieri sera sono stato a Ballarò... finita la trasmissione mi sono avvicinato a colui che da anni rappresenta uno dei miei punti di riferimento, un modello da inseguire, e umilmente ho chiesto "Onorevole, posso farmi una foto con lei?" e lui "Ma certamente!"... E così mi è sembrato d'obbligo un articolo su questo grande uomo e grande politico. (E pensare che in rappresentanza del PDL c'era Michela "autoreggenti" Brambilla... ahahahaah)
Ciao Francesco,
se avessi asputo che eri a Ballarò l'avrei visto: non lo seguo quasi più perchè non sopporto l'arroganza di quelli di destra che regolarmente non fanno parlare gli altri, tra i finti richiami di Floris (basterebbe spegnergli il microfono quando esagerano).
Spero che ieri sera sia andata meglio.
Condivido la stima per Fassino: ha sempre dimostrato di anteporre gli interessi del partito ai suoi, cosa assai rara di questi tempi.
Riccarda
Vi assomigliate pure...
La cosa che più mi ha colpito è che è una buona forchetta.
Caspita, "grande uomo e grande politico" il curatore fallimentare di un'intera idea della sinistra. Gramsci è stato penalizzato dal non esser nato nell'epoca di Ballarò. Ah pardon, il motivo è che non esiste nessuna "mozione Gramsci".
L'anonimato è solo vigliaccheria.
Aridanghete.
Caro Fassino, oltre al fatto che dalle intercettazioni risulta che i tuoi sottoposti (D'Alema & Co.) ti considerano un "coglione"; in più... che ti esulti al telefono con Consorte quando sai che la scalata è riuscita?
E poi che ti salvi Consorte con un indulto ad personam?
Dai Fassino!
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