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lunedì 10 marzo 2008

Prodi

Vorrei che in prima pagina comparisse un doveroso ringraziamento a Prodi.
Egli è stato il padre dell’Ulivo, da cui discende il PD. Nel 96 ha sconfitto Berlusconi ed ha operato il risanamento economico, portandoci nell’euro. Nel 98 il suo governo è caduto per la defezione di Bertinotti, incaponito sulla questione delle 35 ore (questione sparita poi rapidamente anche dall’agenda di Bertinotti)
Ha esercitato quindi con autorevolezza il ruolo di Presidente UE, nella complessa fase di ampliamento dell’Europa, coronata dalla nascita della sua Costituzione.
Nel 2006 ha battuto nuovamente Berlusconi e, nonostante una maggioranza divisa e rissosa (favorita dall’inverecondo porcellum) è riuscito a risanare i conti pubblici, avviare le liberalizzazioni, riportare grandi successi contro l’evasione.
Alla caduta del suo governo ha condotto la crisi con trasparenza, dando in Parlamento una lezione di dignità e di senso dello Stato (intorno a lui nani e ballerine sputavano, mangiavano mortadella, brindavano...)
Ha rinunciato a candidarsi, per favorire il rinnovamento veltroniano, ed ora, senza clamori, annuncia l’abbandono della politica attiva. Io spero che abbia un ripensamento, che si trovi per lui un ruolo idoneo grazie al quale possa dare ancora il suo contributo al Paese e al PD.
Nel frattempo voglio ringraziarlo sinceramente e propongo che il giorno in cui uscirà da Palazzo Chigi, si vada tutti a ringraziarlo, a voce alta e con le nostre bandiere.

Riccarda (coordinamento del circolo)

1 commento:

francesco facello ha detto...

Mi associo alle belle parole.Vorrei aggiungere che Prodi è stato l'unico in questi due anni a dire "svegliati Italia". Dal sogno berlusconiano che mescola con esiti perversi, a mio modo di vedere, modello televisivo (i vari amici, grandi fratelli, veline, tapiri, platinette, nani e ballerine) ed azione politica: tutta giocata sulla visibilità del dire più che del fare. Nelle condizioni date con una coalizione litigiosa e riottosa ha veramente fatto miracoli.
Prodi il senza partito ed inviso ai signori della politica ha lavorato per un movimento nuovo e trasversale spiazzando vecchi schieramenti ed interessi legati a difesa di posizioni personali,parenti stretti della mala politica. Ci ha fatto, sopratutto, capire, ovviamente a chi vuole capire, aldilà forse delle sue stesse intenzioni che la cultura riformista per diventare cultura condivisa richiede delle scelte. Forse dolorose per i marxisti immaginari, ma inevitabili per sederci finalmente al tavolo di quelle riforme indispensabili, per la riscrittura delle famose regole, se vogliamo dare futuro al nostro paese. Molto c'è da fare, ma sono convinto che Romano non ha affatto concluso la sua missione politica.