Il progetto del Pd (punto 6, pag. 20) Contro la “trappola” della precarietà:
· Allungamento del periodo di prova
· Incentivazione dell’apprendistato
· Forti incentivi a chi assume a tempo indeterminato
· Icontratti atipici devono durare al massimo 2 anni e garantire una contribuzione più alta di quella a tempo determinato
· Estendere a tutti i lavoratori delle tutele fondamentali
In tempi come questi di incertezza radicale, in cui la vita è poco prevedibile sia nella sfera privata, sia nel
campo dell’impegno pubblico, si è chiamati costantemente a confrontarsi con ansie nuove: la persona deve rispondere di sé in prima persona, come artefice suprema del proprio destino
Al tempo stesso però l’individuo, costantemente sotto pressione per autovalutarsi, viene anche invitato ad essere flessibile. Ma l’idea di flessibilità non ha fatto che aumentare enormemente il senso di insicurezza diffuso oggi tra la gente.
Il sociologo americano Richard Sennet sostiene che il capitalismo post-industriale con la sua insistenza sul tema del rischio influisca profondamente sul carattere della gente. Tanto che la flessibilità lavorativa ci spinge a inquadrare anche la vita affettiva nella sfera degli investimenti da progettare e pianificare. In modo molto diverso da prima.
Infatti questi sono i tempi del capitale impaziente, tempi ossessionati dal desiderio costante di rapidi profitti. La generazione dei miei genitori (io ho 23 anni) non hanno mai discusso l’idea di lavorare su sé stessi. Le loro vite sembravano ispirate non dall’auto-realizzazione, ma dall’impegno a seguire un certo percorso, che poi era quello che seguivano tutti. Vite lineari, lavorare (nella speranza di farlo in un ambiente piacevole); la famiglia, e i soldi da parte per mandare i figli all’università, farsi una vacanza ecc.. Un’idea un po’ borghese ma STABILE!
Oggi invece ci sentiamo presi e buttati di 3 mesi in tre mesi e, oltre alle ore che passiamo a lavorare (che aumentano drammaticamente) ci viene chiesto, nel tempo libero, di lavorare su noi stessi per continuare ad essere competitivi nel mondo del lavoro, ed anche di cercarci il lavoro che faremo dopo il licenziamento. In questo clima di stress la gente ha poco modo di incidere sulla sfera politica e sociale. Spesso si lascia irretire da ideologie facili e populiste.
Mi fido del PD, che possa cambiare la situazione attuale, SI PUO’ FARE!
· Allungamento del periodo di prova
· Incentivazione dell’apprendistato
· Forti incentivi a chi assume a tempo indeterminato
· Icontratti atipici devono durare al massimo 2 anni e garantire una contribuzione più alta di quella a tempo determinato
· Estendere a tutti i lavoratori delle tutele fondamentali
In tempi come questi di incertezza radicale, in cui la vita è poco prevedibile sia nella sfera privata, sia nel
campo dell’impegno pubblico, si è chiamati costantemente a confrontarsi con ansie nuove: la persona deve rispondere di sé in prima persona, come artefice suprema del proprio destinoAl tempo stesso però l’individuo, costantemente sotto pressione per autovalutarsi, viene anche invitato ad essere flessibile. Ma l’idea di flessibilità non ha fatto che aumentare enormemente il senso di insicurezza diffuso oggi tra la gente.
Il sociologo americano Richard Sennet sostiene che il capitalismo post-industriale con la sua insistenza sul tema del rischio influisca profondamente sul carattere della gente. Tanto che la flessibilità lavorativa ci spinge a inquadrare anche la vita affettiva nella sfera degli investimenti da progettare e pianificare. In modo molto diverso da prima.
Infatti questi sono i tempi del capitale impaziente, tempi ossessionati dal desiderio costante di rapidi profitti. La generazione dei miei genitori (io ho 23 anni) non hanno mai discusso l’idea di lavorare su sé stessi. Le loro vite sembravano ispirate non dall’auto-realizzazione, ma dall’impegno a seguire un certo percorso, che poi era quello che seguivano tutti. Vite lineari, lavorare (nella speranza di farlo in un ambiente piacevole); la famiglia, e i soldi da parte per mandare i figli all’università, farsi una vacanza ecc.. Un’idea un po’ borghese ma STABILE!
Oggi invece ci sentiamo presi e buttati di 3 mesi in tre mesi e, oltre alle ore che passiamo a lavorare (che aumentano drammaticamente) ci viene chiesto, nel tempo libero, di lavorare su noi stessi per continuare ad essere competitivi nel mondo del lavoro, ed anche di cercarci il lavoro che faremo dopo il licenziamento. In questo clima di stress la gente ha poco modo di incidere sulla sfera politica e sociale. Spesso si lascia irretire da ideologie facili e populiste.
Mi fido del PD, che possa cambiare la situazione attuale, SI PUO’ FARE!
Fabio Fichi

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