Lo stipendio netto medio di un italiano non arriva neanche 13mila euro. A fare i calcoli nelle tasche degli italiani è l'Ocse che colloca il nostro Paese nella classifica dei salari medi netti al 23° posto sui trenta totali. L'Italia si colloca così ben dietro non solo a Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche a Paesi come Grecia e Spagna.
Classifica invece capovolta se si guarda a quanta parte del salario, invece di finire in busta paga, finisce nelle casse del fisco e degli istituti previdenziali. In Italia la quota è quasi pari al 46% e nella classifica del cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente viene incassato dal lavoratore, siamo al sesto posto.
Emergenza salari: se la passano peggio degli italiani, in Europa solo i portoghesi e gli abitanti dei Paesi dell'ex area dell'Est; in fondo alla classifica anche turchi e messicani. Per il resto in tutti gli altri paesi si registra un salario medio più alto.
I sindacati chiedono un intervento urgente sulla questione. «Il rapporto dell'Ocse è l'ennesima conferma che siamo diventati un Paese povero, dove si è allungata drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare a fine mese», commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Per dare risposte all'emergenza salari occorre intervenire «sia sul fisco sia sui contratti di lavoro» a partire dalla riforma del modello contrattuale sui cui non si può «continuare a stare fermi», sottolinea il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani.

Nessun commento:
Posta un commento