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martedì 29 aprile 2008

Riflessioni

Per la seconda volta in pochi giorni ci troviamo a commentare una sconfitta pesante. La mia unica gioia è che - noi giovani - l'avevamo detto. Ora parliamone, vi chiedo: quando ci siamo incontrati con Flavia Micci al bar Eurocaffè, e lei disse che la candidatura di Rutelli era la migliore, la più ragionata, la più efficace, quanti di noi hanno applaudito?
Parliamo dell'anti-sinistrismo del paese e del comune. Secondo me 3 sono i punti da affrontare:

  1. CULTURA. Ero scrutatore, per gioco facevo ad ogni elettore una domanda culturale. Esempio: qual'è la capitale della Germania?, anno dell'unità d'Italia?, il fegato sta a destra o a sinistra?. Pochissimi quelli che hanno saputo rispondere. Pochi pochi pochi. Il problema n° 1 è la conoscenza!. Per anni abbiamo pensato che la cultura passasse attraverso la costruzione di infrastrutture (vedi Auditorium, Nuvola, teatri ecc.). Ma non è così. Molti non sanno nemmeno cosa sono. La cultura di massa, quella che serve per vincere, passa attraverso la TV!! Su quella dovevamo concentrarci per creare una "morale" condivisa. Il resto sono investimenti economici.
  2. FILANTROPIA. Siamo troppo egocentrici. Pensiamo che le nostre esigenze siano quelle del paese. Ma il paese non è nè il circolo, ne il quartiere. Iniziamo a studiare le esigenze della gente comune, anche dei poveri ignoranti. Gente che la mattina si alza, fa colazione, prende la macchina per la quale paga bollo, assicurazione, benzina, tutto salatissimo. Gira su strade piene di buche, sporchissime, traffico allucinante. Lavora 8-10 ore al giorno, contratti determinati, incertezza. Mutuo variabile. Affitto alto. Bambini in scuole fatiscenti. Lavavetri che accentuano la percezione di insicurezza. Finiscono di lavorare per pochi spicci, fanno la spesa, i prezzi sono alti. Tornano a casa. Forse guardano un Tg che gli parla di insicurezza. Non leggono giornali e libri, mai a teatro. Questa è la gente che dobbiamo riprenderci. Ma se la campagna la facciamo sull'avversario che è fascista, sulla lotta all'evasione fiscale, sull'integrazione degli immigrati, su "puttane e rumeni2 (dichiarzione di un operaio Mirafiori), loro, i nostri ex elettori, sbadigliano.
  3. SVECCHIAMENTO. Non dei militanti ma della classe dirigente del partito. Congresso subito. Non per scegliere il fantoccio di turno ma sulle idee. I giovani sono il futuro. Perdere per perdere candidiamo giovani. Costruiamoli, formiamoli politicamente. Se non faremo così domani ci sarà tabula rasa. In questo Gasperini docet!

    Ora il nostro compito è tenere unito il partito, compattarci, e cambiare. Campagne elettorali per vincere e politica di sinistra.

    >>>>>>>>>>>>>Fabio Fichi (coordinamento del circolo)

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Fabio,
1) Non capisco come tu possa definire una "gioia" veder realizzata la tua previsione di sconfitta
2) Non capisco come si possa, anche al secondo turno, non votare Rutelli perchè colpito da sanzione amministrativa, favorendo così Alemanno, alleato di personaggi che hanno ben altre condanne, la cui vittoria ieri è stata salutata da croci celtiche, saluti romani e inni al duce.
3) Hai ragione a dire che bisogna farsi carico delle esigenze primarie delle persone (non parlerei di "filantropia" verso la "gente comune"..) ma poi non capisco come tu possa dire che non si dovevano in campagna elettorale usare temi come l'antifascismo,la lotta all'evasione fiscale, l'integrazione: sono valori fondanti del PD, da iscritto dovresti conoscerli.
4) Non capisco l'attacco generico ai "vecchi" (e tantomeno quello personale ai candidati del nostro circolo), il Pd ha fatto un notevole sforzo di svecchiamento delle liste, evidentemente non è stato elemento determinante.
Insomma, non capisco molte delle tue affermazion, neanche l'allusione al fantoccio di turno:sarà il gap generazionale.
E' chiaro che andranno fatte approfondite analisi di questa catastrofe e una doverosa autocritica, magari non tirando sempre in ballo la tv,indubbiamente responsabile del degrado culturale, ma che esisteva già nel 96, quando l'Ulivo era maggioranza nel paese, e nel 2006, quando Veltroni prese il 62% ( e proposito dell'auditorium, della cultura ecc: la cultura può coincidere con l'investimento economico, è proprio la Roma di questi anni a dimostrarlo)
Forse è meglio riflettere e metabolizzare prima di esprimere giudizi con tanta sicurezza.
Altrimenti invece di tenere unito il PD rischiamo di farlo a pezzi, secondo la ben nota vocazione autodistruttiva della sinistra.
Con amicizia
Riccarda
p.s.mentre sto per pubblicare, vedo che hai modificato il tuo post originale: non rivendichi più di non aver votato Rutelli e hai eliminato l'attacco ad personam. Si vede che hai già riflettuto, me ne rallegro..

Anonimo ha detto...

Ho ricevuto un suggerimento da Maurizio a limare il mio post. E l'ho trovato giusto.
Il senso dell'intervento, lo ridico, è questo: i valori fondanti del PD sono perdenti (in senso elettorale). Se volessimo vincere dobbiamo avvicinarci di più alle reali esigenze del popolo.
La gioia è rabbiosa. Sono contento solo del fatto che i lamenti maggiori provenivano dal gruppo giovani, perchè dobbiamo rafforzare il nostro spirito critico, abbastanza da valutare più coscientemente l'operato del NOSTRO leader e del NOSTRO partito.
Quanto a Rutelli, lui è l'emblema del volo verso il rinnovamento che il PD ha spiccato a smozzichi e bocconi. Se in più tu credi che l'esser risultato colpevole di fronte alla legge sia peggio che essere di essere di destra, beh, non siamo d'accordo. Ed ecco i risultati...
Rimango molto arrabbiato, col sangue che mi bolle. Le sconfitte già scritte si digeriscono con difficoltà, perchè non c'è motivo d'essere i predestinati. Se non che abbiamo sbagliato quasi tutto. Che la società si evolve e NOI non abbiamo saputo stare al passo. E se non ci sarà una profonda riflessione, se la prossima volta vinceremo per la semplice scontentezza degli elettori, avremo perso nuovamente!

Anonimo ha detto...

Mi inserisco nella disputa per dire la mia cominciando da una citazione: "il fascismo è fenomeno italiano, squisitamente italiano, intimamente connesso con la nostra storia e la nostra psicologia". Questa frase, che sembra di Croce, è invece di Mussolini e - dispiace ammetterlo - contiene molta verità. Voglio dire che è proprio così: il nostro popolo immaturo, diseducato da troppo catechismo e da troppo poco Kant, nella sua difficoltà a darsi delle regole di convivenza efficaci e a rispettarle con profitto, cede periodicamente alla tentazione dell'autoritarismo, del gendarme, del castigamatti, del "padre". Ecco, ora siamo in uno di quei momenti: c'è molta voglia di autoattenuazione della democrazia e sono sicuro verranno accolti di buon grado anche provvedimenti autolesionistici tipo il futuro decreto sulle intercettazioni, già (e non a caso) all'ordine del giorno del nuovo governo. Data questa premessa di base, e in uno scenario economico-sociale di straordinaria complessità e velocità evolutiva, che fare? Come impostare una forza di sinistra che possa tornare a essere maggioranza? In un'epoca di destra "in re ipsa", quale politica progressista può non solo convincere l'elettorato italiano a cambiare idea ma anche - e soprattutto - pelle? A mio modo di vedere, e qui condenso per non risultare prolisso, SOLO ESSENDO MODERNI; cioè duttili, agili di pensiero, innovativi e, in una parola, GIOVANI. Ritorniamo allo spirito di gioventù. Con spirito di gioventù intendo le qualità della giovinezza, intesa sì come fatto anagrafico ma soprattutto come stato d'animo, come requisito della fantasia. Viviamo in un mondo rivoluzionario e quindi siano anche i giovani a prendere il comando. Vadano per le strade come nessun politico di sinistra fa più da anni, e come invece da anni fa la Lega, e imparino a interpretare le nuove esigenze della società, a proporre delle soluzioni pragmatiche che coniughino sempre la MODERNITA' con la GIUSTIZIA SOCIALE. Questa è la prima cosa che "si può fare" e che, secondo me, si "deve" fare.

Anonimo ha detto...

Bada bene Riccarda, le mie critiche non vanno alla giustezza delle cose che facciamo o diciamo, ma sono fatte in funzione di come QUESTE COSE VENGONO RECEPITE.
Io sono favorevole alla lotta all'evasione fiscale, all'integrazione culturale e molto altro, credo però che non siano gli argomenti giusti per la campagna elettorale. Sempre che si voglia vincere.

Facendo un analisi più lucida, credo che abbiamo subito 2 sconfitte diverse. Quella politica, "per colpa" di Prodi, quella comunale "per colpa" di Veltroni. Ribadisco: li ammiro, ma non hanno raccolto i consensi necessari per essere vincenti; è sufficiente per muovere una critica?
Il governo Prodi per i più è il governo in-decisionista, di coalizioni sbagliate, attento più alla macroeconomia che alle esigenze primarie dei cittadini (dichiarazione di Fassino!).
Veltroni è il politico del glamour, attenzione per la festa del cinema, poche parole o nessuna contro le 60 baraccopoli che ci sono a Roma.
Se questo è vero solo in minima parte non ci importa, la verità politica è nella percezione degli elettori; se gli elettori pensano che Prodi è biondo, allora Prodi è biondo.
Ovviamente stigmatizzo per non essere prolisso. Cadono le ideologie in sostanza, è ora di politica concreta, quella che la destra ha promesso ma non farà.

Ultima cosa: ero convinto che a breve termine il PD sarebbe stato disastroso. Così è stato. Ma ero e sono seriamente convinto che alla lunga sarà il successo del centro sinistra. A patto che si riscenda tra la gente ad ascoltare.

Anonimo ha detto...

Giudizio su Rutelli e pilottino sulla cultura a parte, sono d'accordo con Fabio e Roberto: la politica non deve giudicare, ma conoscere, interpretare le esigenze della gente e riproporle in una veste più alta. E questo lo si fa stando tra la gente, ascoltandola e proponendo soluzioni, non astratte e di principio, ma concrete e reali.
Che cosa sappiamo dalla gente? Che sta male. E non sta male perché guarda la televisione. Al contrario, guarda la televisione perché sta male. La gente è depressa. E' sola. Si seppellisce in casa perché fuori l'illusione subdola del consumismo che ci raccontava che ognuno può (anzi meglio deve!!!) bastare a se stesso, così sta più comodo (e consuma di più), ha spazzato via tutte le reti di rapporti che la necessità aveva creato. La gente si seppellisce in casa ed è depressa perché comincia a rendersi conto che di un'illusione si era trattato. Un'illusione che l'ha portata (che ci ha portati) alla rovina psicologica e PER FORTUNA a quella economica (che nessuna televisione PER FORTUNA potrà lenire). E' in rovina un modello economico, sociale, antropologico. Possiamo scegliere di farci seppellire, di tenerlo su ancora per un po' (quello che promette la destra) o di cambiarlo per sempre, con tutta la forza di una rabbia dirompente che deve diventare gioiosa. Un altro modello è possibile, basta smettere di sprecare e basta ricominciare a condividere. Penso alle famiglie: se condividessero la spesa, la custodia dei bambini, il viaggio in macchina fino al lavoro, il tempo libero, le vacanze, risparmierebbero almeno almeno il costo d'un bollo auto, magari addirittura di un'ICI sulla prima casa, risparmierebbero un sacco di tempo (vi rendete conto che non abbiamo più niente da fare rispetto alle generazioni pre-tecnologiche eppure non abbiamo mai tempo? Ci fregano anche lì) e in più starebbero insieme. Ma un circolo non le può organizzare 'ste cose? Volete una mano? Ve la dò volentieri.

Anonimo ha detto...

Paola quello che scrivi è secondo me giusto e condivisibile. Purtroppo però questo tipo di politica che potremmo chiamare neo-solidaristica, che è stata il fulcro della sindacatura Veltroni a Roma (ricorderai lo slogan "una città in cui nessuno si senta solo"), che si è materializzata in una miriade di iniziative dalle feste di condominio al car-sharing alla grande attenzione per i disabili ecc., questa politica dicevo, è risultata perdente. La gente ha badato molto di più alla sicurezza colpevolmente trascurata che alla solidarietà lodevolmente profusa, ha badato alle buche nell'asfalto, ai marciapiedi dissestati. Così come la massiccia "offensiva" culturale di Veltroni non è arrivata nelle periferie ostili e sorde ed è stata percepita solo da un'élite.
Vedi che purtroppo si torna sempre a un DEFICIT DI CONOSCENZA che negli strati disagiati di popolazione si somma oggi a un ISOLAMENTO sempre più grave: come mio commento al post "Telecomando" avevo raccontato il caso di mio suocero e dei suoi vicini, uguali per censo, cultura ed esigenze di vita, che un tempo avrebbero colloquiato, si sarebbero scambiati esperienze formandosi una comune coscienza "di classe" ed oggi anzichè vicini sono lontani ed estranei l'uno all'altro, in balia di quel golem chiamato TV. Finchè non risolveremo DALL'ALTO questo problema (e la Sinistra non lo ha fatto ogni volta che ne ha avuto le possibilità) ogni tentativo di soluzione dal basso è per me inutile, controproducente, prematuro.

Anonimo ha detto...

Giusto. Ma non lo possiamo fare noi.
Noi non possiamo che lavorare su questo territorio. Con le idee, con la riflessione, con la rabbia, certo, ma anche (sic!) con azioni concrete e convenienti. Mi sembra abbastanza chiaro che una politica solidaristica
istituzionalizzata ed emanata dall'alto, non ha lo stesso sapore di una locale in qualche modo "autogestita".
Certo non esaurisce il problema, ma non sarebbe controproducente, né in conflitto, né tanto lontano da quell'andare per le strade di cui parlavi tu.

p.s. a proposito di conoscenza, lavoro in un'università traboccante di conoscenza e sapessi....

Anonimo ha detto...

Immagino. Già siamo diventati ignorantelli e somarelli noi di sinistra, figurati gli altri. E figurati quelli. Sto leggendo un saggio di Veneziani, "La cultura della Destra", sono arrivato a metà e ancora non mi ha detto in cosa consiste la loro cultura se non - dice - appunto "nell'a-sinistra, cioè l'assenza della sinistra, la carenza della sinistra, il suo rovescio o la sua cavità". Aveva scritto del resto Bobbio che "uno dei tratti caratteristici della cultura italiana è l'assenza di una vera cultura di destra".

Anonimo ha detto...

Cara Paola, leggo con interesse i tuoi commenti. Ma che volevi dire approposito dell'università?

Anonimo ha detto...

che sono tutti colti, tutti di sinistra e creano e ricreano quanto di meno democratico possa esistere. La conoscenza non c'entra niente con la cultura: quella ce la si fa sulla pelle, secondo me.

Anonimo ha detto...

Gigi non fare il birbone.