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giovedì 15 maggio 2008

NEIGHBORHOOD WATCH

A proposito della riunione di stasera, mi è dispiaciuto che la proposta di Marcella di creare una forma di neighborhood watching nel nostro quartiere sia stata così malamente accolta. Ho vissuto negli Stati Uniti in un vicinato in cui vigeva un accordo di questo tipo. Si trattava di una forma civile di mutuo sostegno, molto distante - a dire la verità - dalla caccia alle streghe delle ronde padane che (almeno nel nostro immmaginario) marciano rabbiose, armate e assetate di romeni da giustiziare. Nella zona in cui vivevo, un gruppo di vicini si impegnava a guardare fuori dalle finestre se tante volte qualcosa di strano accadesse (tipicamente furti in appartamenti, ma anche furti d'auto, vandalismi, principi d'incendio, ecc.) e ad allertare in caso le forze dell'ordine. La presenza di questo accordo era segnalata da cartelli con il disegno di un grosso occhione vigile e la scritta "NEIGHBORHOOD WATCH". La cosa funzionava da deterrente per la criminalità (forse), da deterrente per la percezione di insicurezza (sicuramente) e soprattutto favoriva nella sua organizzazione contatti, scambi, coesione nel vicinato. Si trattava insomma di una forma di autogestione condivisa del territorio, sulla quale poi costruire anche molto altro. Non un'idea particolarmente forte, ma probabilmente una delle tante forme di risposta dal basso ad un problema, quello della percezione di insicurezza, che - io credo - almeno nel nostro quartiere (non in tutti ovviamente) è innanzitutto un problema di incertezza identitaria esasperata dalla solitudine orgogliosa in cui ci siamo cacciati.

>>Paola Pietrandrea

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