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lunedì 23 giugno 2008

Intervento di Marcella all'Assemblea del 20 giugno

"Ora che la destra governa con la forza dei numeri, che è stata scelta da una ampia maggioranza di italiani, abbiamo il tempo di tornare al piano di sedime, la superficie del terreno sul quale abbiamo soltanto poggiato il Partito Democratico. Penso alla nostra carta dei valori, al codice etico e, quindi, al patto fondativo che ci unisce e ci identifica. E’ su questo che gli elettori ci hanno giudicato? Dico di no e, soprattutto, dico che su questo ben poco essi ci hanno conosciuto, come ben poco noi ci siamo incontrati e soffermati, potendo così somigliarci di più: la lezione è stata spiegata e appresa in fretta, ma ora il nostro debito è legare insieme identità, progetto politico, contenuti. Questo compito non si può svolgere soltanto attraverso l’opposizione parlamentare o l’esecutivo ombra.
Almeno per due ragioni:
-deve penetrare nella società, diventare cultura, visione, ordine, strategia compresa dalla struttura sociale e resistente all’urto degli eventi. E questo vale soprattutto per quelle questioni tanto complesse che scoprono i nervi, accendono conflitti, facilmente blanditi da misure reazionarie o impulsive. Queste misure, che la destra sta proponendo, sviluppano un preoccupante clima di controllo sociale che addita il povero come immeritevole, pericoloso, deviante, diverso, ed indurisce il guscio che impedisce di provare sentimenti di comprensione e di compassione.
-ha bisogno di passioni, energie, competenze ed esperienze che riportino la politica nella società, come occasione di relazione e di mediazione, di maturazione etica e civile (in questo possono aiutarci anche i media che fin troppo, invece, de-localizzano altrove la politica).
Questo compito, allora, ha bisogno di un partito che realizzi ambiti democratici di partecipazione, anche diversi. C’e’ scritto nel codice etico che "Le donne e gli uomini del PD si impegnano a favorire l’informazione e il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita del partito, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli orientamenti politico culturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al partito".
E ha bisogno di insistere su una idea esigente dell’impegno politico, esemplificata dal comportamento di dirigenti non legittimati da potere, autorevoli anche nello stile, in grado di preferire il merito alla fedeltà. Ciò che ciascun cittadino vorrebbe che accadesse nella società. In questi dettagli si insidia il demone dell’antipolitica che non ci rende credibili e tradisce la fiducia. Dobbiamo averlo presente avviando la campagna di tesseramento.
Proprio perché non vogliamo essere quel "partito fantasma" che è stato descritto da Famiglia Cristiana. Giudico utile per noi quella provocazione: non perché si alzi la voce di una componente o addirittura di singoli cattolici, ma perché tutto il partito consideri quanta attenzione riceve da un elettorato che lo vota, sì, nella sua componente praticante ma, questa volta, nella parte meno praticante, diversamente dal passato, si è rivolto maggiormente a destra perché nel PD non si sente a casa.
L’autonomia e il limite della politica, in uno Stato laico, impediscono che essa assuma l’orizzonte di senso che ha la fede. E, tuttavia, il dialogo sui valori tra religione e politica, nel rispetto dei diversi ambiti e responsabilità, può produrre scelte condivise. Più facile, per il PD, che questo avvenga in tema di giustizia sociale che sui nodi etici della vita e della morte. Ma questo non basta ad espungere il dialogo dalla nostra agenda. Come non basta a sostenere che i cattolici, alla fine, sono più affini ad una destra che è insieme liberista e conservatrice.
Torna qui il legame tra identità, progetto politico e contenuti. E c’è bisogno di non confinare nell’ambito parlamentare l’approfondimento su temi eticamente difficili che devono incrociare i diversi percorsi di provenienza. E’ accaduto sulla procreazione assistita che, nella società, siamo arrivati tardi… L’obbiettivo non è l’unanimismo, l’uniformità delle posizioni a tutti i costi, ma la consapevolezza della decisione politica che si assume, in un partito plurale che vincola la responsabilità di ciascuno ad un progetto comune. Molti giovani (e un po’meno giovani) che oggi sono nel Partito Democratico hanno appreso nella Chiesa il gusto per la politica. Sono convinta che possiamo renderlo abitabile per molti altri."

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