Scusate se intervengo ancora ma sono rimasto colpito dall'elevato livello del dibattito. A differenza di molti blog tutti restano nel tema, non ci sono esposizioni che ricorrono al linguaggio volgare se non addirittura scurrile. E vi ringrazio tutti per questo. Faccio una proposta per consentire di capirci meglio e magari arrivare ad una sintesi accettabile da condividere. La proposta è quella di evitare aggettivi e giudizi che si riferiscono alle posizioni altrui ed anche alle proprie valutazioni: diciamoci il "perché" si può non essere d'accordo o quale la nostra alternativa a quanto proposto o espresso da altri. Questo in quanto l'aggettivo o la mancanza di perché non sempre consente all'altro di capire in quanto il possibile differente punto di vista glielo può impedire. E magari comincio io tanto per far capire meglio quanto sostengo. Velia Lapadula nella sua email del 17/9 fa un bilancio "positivo". Se dicesse il "perché" o quali sono gli elementi o gli aspetti che le consentono di arrivare a tale conclusione noi potremmo prenderli in considerazione e valutarli non essendo stati in grado di coglierli a suo tempo. Mirella Curti nella sua del 17/9 si riferisce al "pessimismo dilagante". Bene, intanto occorrerebbe definire cosa sia il pessimismo e cosa l'ottimismo e rapportare queste valutazioni con la "constatazione dei fatti di cui si parla", perché io ho il sospetto che vengano definiti pessimisti quei rilievi che o non si condividono o, peggio ancora, contestano dialetticamente le posizioni "ufficiali" o quelle dei leader di partito o di appartenenza. Poi ella nel riferirsi, mi sembra, a coloro che ritornano su aspetti critici più o meno acclarati (che definisce "ritornelli") riserva loro la definizione di "masochisti e morbosi". Bene ma a quali contenuti si riferisce? Quali sono i suoi "perché"? Quali i suoi punti di vista o proposte od osservazioni differenti? Ricordare e reiterare critiche piuttosto condivise è una pratica da sostituire con il silenzio? Perché non ci confrontiamo sui "contenuti" ed evitiamo di rapportarci con questi giudizi? Io capisco di più se vengo collocato in tali ambiti? Ed ancora Mirella che propone proposte alternative. Per carità il metodo è assolutamente condivisibile e accolto. Vogliamo parlare della capacità di essere ascoltati da chi poi, nei fatti, può modificare la realtà? Ascolto che è inesistente. O facciamo finta che esista. O mi sbaglio. Infine, e mi scuso ancora per questo metodo ma lo scopo è di verificare se è possibile capirci per poi trovare una strada alternativa all'inerzia che ci circonda, mi riferisco ad Enzo e a quanto da lui scritto il 17/9. Mi sembra che "la disaffezione ed il pessimismo" che rileva non siano da lui molto condivisi. Appunto, intanto cos'è questo dannato salvifico "pessimismo" che sembra il rifugia dialettico di coloro quando lo attribuiscono agli altri senza > spiegare e far capire le possibili diversità dei punti di vista in > campo.> Poi la questione dei compagni che stanno sulla riva del fiume. Non > stiamo sulla riva e se ci dovessimo capitare ci fermeremmo ad > apprezzare l'acqua che scorre eternamente e le sensazioni che tale > visione può fornire. Ma al di là della poesia che quella > contemplazione potesse sollecitare, il "collocarci" in quella > etichetta quanto aiuta a conoscere le proposte e le diversità > esistenti e quanto fornisce la sicurezza che le posizioni reciproche > siano state capite?> Infine il fatto che le proposte sullo straordinario stessero nel > programma elettorale. Mi è sembrata quasi un'amara constatazione del > fatto di quanto potesse essere ovvio che la presenza nel programma di > un qualche cosa fosse la garanzia di essere portata a compimento o > che avesse valenza politica. A parte che quanto è stata scritto nel > programma è stato oggetto di dissociazione a posteriori da parte di > qualcuno, a parte che quanto scritto nei programmi anche precedenti > non è stato potuto interamente attuare, in Politica quando la > Maggioranza prende un'iniziativa è sufficiente che l'Opposizione gli > dice "guarda che è scritto nel programma" o fa battaglia politica. Io > mi riferisco a quest'ultima che mi sembra che sia mancata.> > Conclusione: perché non la smettiamo con aggettivi, etichette, > ovvietà e diciamo ai nostri compagni di disavventura con chiarezza, > senza equivoci e soprattutto non dando per scontate cose che possono > non esserlo affatto?> > Scusate anche la lunghezza e, spero, a risentirci presto.> > Giuseppe Merola> > >
sabato 20 settembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

4 commenti:
good start
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu
molto intiresno, grazie
quello che stavo cercando, grazie
Posta un commento